La Mostra GENERATIVE è il punto di arrivo del percorso interdisciplinare tracciato dal progetto SOMA Arte e Neuroscienze.

La Mostra si rivela come un atlante emozionale dove ogni opera è una stazione di un percorso condiviso di speranza.

Cinquanta storie individuali che convergono in un’unica trama collettiva, dimostrando come l'esperienza artistica possa agire sui meccanismi neurali della resilienza.

Un’Opera multimediale, la geografia visiva di una rinascita: il potere dell'arte come protocollo di ben-essere bio-psico-sociale, che trasforma le fragilità in pura estetica rigenerativa.

Una potente narrazione corale nata dal coraggio di 50 Donne con un vissuto oncologico, in dialogo tra creazione artistica, scienza e cura, la traduzione visibile di un vissuto che ritrova voce e condivisione.

Un’esperienza sensoriale che ridefinisce il concetto stesso di cura integrativa, ospitata in tutte le sue fasi alle Gallerie d’Italia - Torino.

 

DA STORIA PERSONALE A CORALE

Torino, 2016. L’artista Alessandra Laganà sceglie di trasformare l’esperienza della sua malattia, un tumore al seno, in un progetto artistico capace di testimoniare come un momento così delicato possa evolvere in un abbraccio creativo alla vita.

Questa storia di resilienza, alimentata dalla solidarietà tra artisti, ha innescato una reazione a catena di sensibilizzazione alla cura del sé, ponendo la creazione artistica al centro come potente strumento di empowerment e connessione sociale.

Un collettivo di artisti, accomunati dall’aver sperimentato i benefici dell’arte nella reazione alla malattia, ha elaborato il Metodo Artistico Sperimentale S.O.M.A. (Sensory Observatory Multidimensional Artforms): workshop artistici dedicati a Donne con un vissuto oncologico, che diventano protagoniste attive di esperienze creative immersive.

L'arte non cura il sintomo, ma alimenta la vitalità.

In questo percorso, la storia individuale si è aperta alla dimensione collettiva, trasformandosi in un’esperienza corale, condivisa e profondamente inclusiva.

 

IL DIALOGO TRA ARTE E SCIENZA

Torino, 2024. L’incontro con Chiara Benedetto, Professoressa Emerita presso l’Università degli Studi di Torino e Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna ETS, rende concreta l’idea di integrare le Neuroscienze al Metodo Artistico SOMA.

Da questa sinergia prende forma il progetto interdisciplinare SOMA Arte e Neuroscienze, che associa la ricerca artistica a quella scientifica. Si tratta del primo esperimento in Italia capace di aggregare neuroscienze, arte generativa e oncologia, grazie al coordinamento scientifico della Prof.ssa Chiara Benedetto.

Il progetto è stato sviluppato con il contributo fondamentale di psicologi e neuroscienziati dell’AOU Città della Salute e della Scienza e del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, consolidando un modello di cura che parla il linguaggio dell'evidenza e dell'emozione. Un progetto di ricerca-azione interdisciplinare finalizzato alla definizione di nuove strategie di Welfare Culturale.  

Il cuore della ricerca ha riguardato la misurazione e la valutazione neurobiologica dell’attività cerebrale di 50 donne con un vissuto oncologico durante workshop di pittura generativa aleatoria sull’acqua.

Il progetto rappresenta un esempio virtuoso di Prescrizione Sociale: le psiconcologhe del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino hanno infatti invitato le proprie pazienti a partecipare al percorso in piena aderenza alle terapie cliniche.  

Le cinquanta protagoniste hanno scelto di farsi parte attiva di un processo orientato al cambiamento significativo del proprio benessere e di quello della collettività.

Un’Azione Collettiva che traccia nuove rotte nelle pratiche salutogeniche, attraverso un’esperienza creativa immersiva in cui l’espressività artistica diviene strumento armonico di riconversione e di emersione del sé.  

 

Concept Mostra

La Mostra rappresenta la topografia del vissuto di 50 donne: una mappa visiva di come il corpo - Soma - reagisce e si riorganizza, evocando scansioni organiche che hanno perso la freddezza clinica per farsi arte.

Le tecniche utilizzate creano stratificazioni e trasparenze dove il colore non copre, ma si mescola, suggerendo che il trauma non viene cancellato, ma reso fluido. Le opere mostrano come i colori "tornino" a danzare, trasformando la densità del vissuto in una materia luminosa e finalmente attraversabile. Le forme fluide, definite dalla casualità dell’acqua, suggeriscono connessioni ed emozioni che si diramano, si intrecciano; non sono simmetriche né unitarie ma composte da diverse cellule e flussi che coesistono, richiamando il concetto di "50 donne - 50 storie".

Dall’acqua emergono forme luminose simili a "nuclei di consapevolezza" o "isole di rigenerazione". Suggeriscono che, anche all'interno di un sistema complesso e segnato dal vissuto oncologico, esistono punti di luce purissima da cui ripartire: è la vita che riprende possesso dello spazio. Molte opere presentano un contrasto netto tra sfondi oscuri, quasi abissali, e improvvise esplosioni di colore primario. È il momento in cui la coscienza "riemerge" in una Resilienza Attiva: non siamo più nel perimetro della diagnosi, ma in un ecosistema di rigenerazione che descrive l'elevazione della persona oltre la malattia.

Le immagini non rappresentano un singolo individuo, ma l'amalgama delle esperienze. È la "biologia del noi": storie diverse che, unite, generano una nuova entità biologica e artistica più forte della somma delle singole parti.

Le texture non sono statiche, sembrano in espansione come una goccia d'inchiostro nell'acqua o una cellula in mitosi. È il concetto di GENERATIVE: la malattia non è l'ultima parola, ma un processo che, attraverso l'arte e la cura, può essere trasformato in nuova creazione.

L’arte non è solo visione, è biologia che incontra l’infinito. L’opera non è solo un'immagine astratta, ma il percorso di una rinascita, un tragitto di cura integrativa che trasforma il disagio in estetica, dimostrando la forza generativa della condivisione.

Se guardiamo queste opere nell’insieme, non vediamo pazienti, ma cartografi di un nuovo mondo. Vediamo la Resilienza Attiva di chi ha trasformato il buio in luce, la Verticalità di chi ha scelto di rialzarsi, la Fluidità di chi ha reso il proprio dolore trasparente e, infine, un orizzonte che va Oltre il Confine della cura per approdare all'arte pura.